Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Maggio 2007
Spiritualità Fra Nicola: fratello amato dalla Fraternità
di P. Beppe Pireddu

Fra Nicola: fratello amato dalla Fraternità

Fra Nicola da Gesturi
Fra Nicola
da Gesturi
Viviamo in un mondo impregnato di critiche e pettegolezzi, dove spesso siamo capaci solo a denudare le povertà del fratello per concedere a noi di vivere la nostra esistenza da mediocri. Fra Nicola ha vissuto una esperienza che ciascuno di noi sogna: essere amato da coloro che ci vivono accanto.

Sì, dalla testimonianza di Padre Benedetto Cocco, il lettore potrebbe rimanere stupito dall’amore che i confratelli nutrivano nei suoi confronti. Non è fantascienza ma è realtà. Sono confratelli innamorati e ammirati dalla sua piccolezza e delicatezza, dalla sua pazienza e bontà. Fra Nicola è accolto, amato e ricercato dai suoi confratelli, non perché migliore o più grande degli altri, ma forse perché seriamente innamorato di Dio, il cui riflesso trovava nei volti dei fratelli, e il cui riflesso traspariva nel suo sguardo.

«Nel nostro Convento tutti avevamo una grande stima per la virtù e santità di Fra Nicola. Era evidente per noi la sua umiltà profonda che rifuggiva da ogni lode. Io personalmente quando ero suo Superiore mi sentivo proprio piccolo di fronte a lui, tanto mi colpiva la sua umiltà e la sua interiorità. Quasi mi riusciva difficile dargli un comando.

Non mi è risultato che qualcuno abbia parlato male di lui tra quelli che non appartenevano alle nostre comunità.Fra Nicola in un disegno di A. Gatto

Per quanto io sappia, in Convento nessuno ha giudicato male qualche aspetto della questua fatta da lui.

Confermo il fatto che un Confratello, incaricato della questua, sia andato nel circondario destinato dai Superiori al Servo di Dio; ma certamente egli non reagì e il fatto fu conosciuto dai confratelli per altra via.

Non ho riscontrato né ho saputo da altri che egli abbia mancato in qualche modo alla carità, al buon esempio, alla modestia e alla giustizia.

Confermo che risponde alle nostre norme che il questuante locale, ossia del Convento, risponde del suo operato al suo Padre Guardiano, al quale perciò deve consegnare le offerte, e questo vale anche per gli altri religiosi. Che poi un Provinciale abbia dato ordine diverso a Fra Nicola non mi risulta. Invece è vero che qualche Provinciale ha voluto un questuante «provinciale».

Alcuni anni prima della sua morte, il Padre Provinciale gli ordinò di sottoporsi a visita medica, e da questa risultò che era pieno di acciacchi. Ciò nonostante il superiore giudicò di potergli consentire ancora il compito della questua, senza altri uffici pesanti, quale l’impegno per il refettorio e la cantina.

Purtroppo l’ernia da cui era afflitto si aggravò tanto che egli stesso si decise a chiedere al Superiore di dispensarlo dalla questua. Ciò avvenne a pochi giorni dalla sua morte.

Certamente egli faceva molta penitenza, ma in modo che gli altri non si accorgessero. Non posso dire che egli abbia commesso coscientemente delle imprudenze, perché in quel tempo un religioso non era facile a lamentarsi o a cercare rimedi per disturbi che non impedivano di proseguire in un determinato ritmo di vita religiosa.

Nonostante i suoi mali fisici egli non diminuì il suo impegno e la sua fedeltà serena alla vita spirituale, alla vita di comunità e all’ufficio di questua o di aiuto in casa. Come ho detto, egli non si lamentava di nulla.

Da parte nostra e dei fedeli la stima per lui e per la sua virtù cresceva.
Confermo che la stima del popolo per lui aveva creato un clima spirituale in cui erano piuttosto gli altri a cercare il Servo di Dio, anziché egli a fare la questua. Ed è pur vero che la venerazione affettuosa del popolo diventava una benedizione e provvidenza per la povertà del convento.

Posso accertare che egli era fedele e puntuale agli impegni di comunità, specialmente per la preghiera. Noi restavamo meravigliati perché egli non aveva orologio e tuttavia era sempre pronto per gli Uffici divini.

Confermo che egli non evadeva dallo spirito religioso quando per la sola obbedienza usciva a far la questua. Ricordo che prima d’uscire si presentava al Superiore per chiedere la benedizione con tanta umiltà e si inginocchiava.

Egli era attento alle consuete norme di prudenza del buon religioso, quando usciva per la questua, e non mancava mai di rientrare in Convento al suono dell’Ave Maria.

Era molto raro che egli visitasse malati in famiglia o in ospedale, ma qualche volta lo pregavano di farlo ed egli li accontentava dopo aver ottenuto il consenso del Superiore. Si diceva che egli trovasse subito da solo la camera del malato. A questo punto ricordo che tante volte mia madre lo invitava ad entrare in casa per un piccolo ristoro dalla sua fatica di questua, ma egli non si arrese mai.

Nelle sue visite ai malati egli era molto riservato e di poche parole con tutti. Si riduceva a dire sempre: Pregate la Madonna.

Ripeto che la stima generale dei confratelli per lui era sempre confermata in tutto il corso della sua vita di religioso, perché lo vedevano fedele a tutti i suoi doveri e incarichi.

Fra Nicola ci ricorda che è importante nella vita cristiana imparare quotidianamente a servire d’esempio. L’esempio che non è obbligo di vivere, ma esigenza che nasce dalla coerenza del cuore e di un cuore che ha scelto per sé la pienezza della vita. Vivere bene e con serenità la propria esistenza e le proprie scelte è garanzia di maturo amore.

Stupisce l’esperienza di Fra Nicola che vive in una Fraternità di uomini concreti, dove egli riscuote l’amore di tutti. Certo è un amore conquistato giorno per giorno, ma è anche amore fraterno vissuto da povero nello Spirito.

Gli elementi nuovi sono l’umiltà e la piccolezza, ma anche il profondo rispetto per l’altro. Un Fra Nicola che da cercatore di questua diventa cercato per la sua serenità di cuore dagli stessi confratelli.

È necessario oggi imparare da Fra Nicola a gustare la costruzione delle relazioni nuove, intrise di piccolezza e di bisogno dell’altro. Fra Nicola è un dono per la Fraternità, ma è anche un segno della Fraternità nuova che centra la propria esistenza sulla qualità della relazione.

Vivendo dentro la concretezza della Fraternità, Fra Nicola è diventato Beato… ma senza la Fraternità cosa sarebbe divenuto?

Tutto nasce dal coraggio di amare con un cuore sminato da ogni tristezza e riempito dalla gioia dell’incontro con Cristo Signore.

P. Beppe Pireddu
Vice Postulatore