Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Maggio 2007
Spiritualità Sant’Elisabetta, contemplativa e santa
della Conferenza della Famiglia Francescana

Sant’Elisabetta, contemplativa e santa

Sant'Elisabetta d'Ungheria
Sant'Elisabetta
d'Ungheria
Termina, con quest’ultima parte, la lettera inviata dai Ministri Generali Francescani a tutti i membri della Famiglia Francescana in occasione dell’VIII centenario della nascita di S. Elisabetta d’Ungheria, patrona del Terz’Ordine Francescano.

La lettera, di cui Voce ha riproposto il testo completo, ha esposto in maniera sintetica la biografia della Santa. Nei numeri precedenti di Voce (febbraio, marzo e aprile) la figura della Santa Patrona è stata inquadrata storicamente e sono stati messi a fuoco gli scarni dati biografici, in particolare ne sono stati indicati alcuni tratti: quello di «sposa e madre», di «penitente francescana» e di «principessa e penitente misericordiosa». L’ultimo tratto, quello di «contemplativa e santa» è l’oggetto dell’ultima parte della lettera.

7. Contemplativa e santa

La santità si presenta nella storia della Chiesa come follia, la follia della croce. E quella di Elisabetta è una splendida pazzia. Nella sua vita brilla con singolare splendore la virtù della carità. La sua persona è un canto all’amore, composto di servizio e abnegazione, volto a seminare il bene.

Si propose di vivere il Vangelo in modo semplice, «sine glossa» direbbe Francesco, sotto ogni aspetto, spirituale e materiale. Ella non lasciò niente scritto, ma numerosi passaggi della sua vita possono capirsi solamente a partire da una comprensione letterale del Vangelo. Tradusse nella realtà il programma di vita proposto da Gesù nel Vangelo: Chi vuol salvare la propria vita, la perderà; e chi la perde per me e per il Vangelo, la salverà (Lc 17,33; Mc 8,35).

Se qualcuno vuol seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mc 8,34-35). Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e seguimi (Mt 19, 21). Chi ama suo padre, sua madre e i suoi figli più di me, non è degno di me (Mt 10,37).

L’ardente forza interiore di Elisabetta scaturiva dal suo rapporto con Dio. La sua preghiera era intensa, continua, a volte, sino all’estasi. La consapevolezza costante della presenza del Signore era la sorgente della sua forza, della sua gioia, e del suo coinvolgimento con i poveri.

Ma anche l’incontro di Gesù Cristo nei poveri suscitava la sua fede e la sua preghiera. Il suo pellegrinaggio verso Dio è caratterizzato da gesti decisi di distacco interiore fino ad arrivare ad una totale spoliazione, come Cristo sulla croce.

Al termine della vita non tenne per sé altro che la povera tunica grigia di penitenza che volle conservare come segno e abito funebre.

Elisabetta irradiava gioia e serenità. Il profondo della sua anima era il regno della pace. Visse realmente la perfetta letizia insegnata da Francesco, nella tribolazione, nella solitudine e nel dolore. «Dobbiamo rendere felici le persone» diceva alle ancelle-sorelle.

8. Conclusione

Elisabetta attraversò questa vita come una meteora splendente e foriera di speranza. Fece risplendere la luce nel cuore di tante anime. Portò la gioia ai cuori afflitti. Nessuno potrà contare le lacrime che asciugò, le ferite che fasciò, l’amore che seppe risvegliare.

La sua santità fu una novità ricca di sfumature e di eminenti virtù. Ormai non erano solamente i martiri e le vergini ad essere elevati agli onori degli altari, ma anche le spose, le madri e le vedove.
Elisabetta percorse il cammino dell’amore cristiano come secolare, nella sua qualità di sposa e di madre. Ma dopo la seconda professione, fu donna totalmente consacrata a Dio e al sollievo dell’umana miseria.

Il Terzo Ordine di san Francesco, tanto Regolare che Secolare, si propone di ravvivare la memoria della santa Patrona nell’ottavo centenario della nascita e desidera proporla come luce e modello dell’impegno evangelico. La famiglia francescana vuole onorare la prima donna che raggiunse la santità nella sequela di Cristo, secondo la «forma vitae» di Francesco.

Se facciamo memoria della sua nascita, della sua personalità singolare e della sua sensibilità, è perché, attraverso la conoscenza e l’ammirazione, anche noi diventiamo strumenti di pace e impariamo a versare un po’ di balsamo sulle ferite degli emarginati del nostro tempo, a rendere umano il nostro ambiente e asciugare qualche lacrima. Spandiamo la bontà del cuore là dove, agli occhi umani, sembra che manchi la misericordia del Padre.

L’impegno profuso da Elisabetta incoraggi anche il nostro coinvolgimento. Il suo esempio e la sua intercessione illumineranno il nostro cammino verso il Padre, fonte di ogni amore: il Bene, tutto il Bene, il sommo Bene; serenità e gioia.

Roma, 17 novembre 2006, Festa di S. Elisabetta

I Ministri Generali Francescani