Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Maggio 2007
Spiritualità Il processo di Beatificazione di Sant’Ignazio: un lungo e travagliato cammino
di P. Lorenzo Cabiddu

Il processo di Beatificazione di Sant’Ignazio 

Sant'Ignazio nella vetrata della portineria del Convento di Cagliari
Sant'Ignazio nella
vetrata della portineria
del Convento di Cagliari
Fra Ignazio da Laconi concluse la sua vita terrena l’11 maggio 1781; la sua Beatificazione ebbe luogo il 16 giugno 1940: erano trascorsi ben 159 anni! Come mai tanto tempo?

La causa fu introdotta nel 1844 col primo processo diocesano, 63 anni dopo la morte.

Durante la sua vita terrena Fra Ignazio aveva compiuto tanti miracoli, e la fama della sua santità era andata sempre crescendo dopo la morte. Possibile che nessuno pensasse di introdurre la Causa? Questa domanda se l’è posta tanta gente. Proviamo a trovare una spiegazione.

In verità, furono fatti diversi tentativi per introdurre la Causa, tant’è vero che nel secondo Processo (1846) il Padre Erardo da Cagliari, deponendo come testimone, afferma che la colpa del ritardo della Causa era dovuta alle difficoltà politiche che coinvolsero anche la Chiesa.

Dobbiamo notare una testimonianza preziosa del terzo Processo (1853): Padre Emanuele da Iglesias (che era vicario nel Convento di San Benedetto negli anni 1830-31) dice che l’incarico di istruire il Processo fu dato ai Carmelitani. Quando questi vennero al convento di San Benedetto per cercare i documenti necessari, non trovarono nulla, perché il Superiore del convento, che ambiva la gloria di iniziare il Processo, aveva bruciato le memorie manoscritte che riguardavano Fra Ignazio.

Un’altra volta, il Canonico Faustino Baille doveva iniziare il Processo. Si recò, anche lui, al medesimo convento di San Benedetto: guardò il Libro delle Professioni, ma si accorse che mancava proprio il foglio nel quale doveva essere registrata la Professione di Fra Ignazio.

Il Baille scrisse alla Parrocchia di Laconi per avere il certificato di nascita e la fede di Battesimo: non trovò nulla. Il Padre Giorgio da Riano, negli anni venti del secolo XX, scrive, nella biografia del Servo di Dio, che l’atto di Battesimo non fu trovato, perché cercato sotto il nome di Vincenzo, anziché sotto quello di Francesco, che è il primo nome di Fra Ignazio.

Torniamo indietro. Quando Fra Ignazio morì, l’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Vittorio Filippo Maria Melano 1, che lo stimava molto, non era in sede: era in «sacra visita». L’archidiocesi comprendeva anche l’Ogliastra e il Nuorese e, a quei tempi, ci voleva più di un anno per compiere la Sacra Visita a piedi, a cavallo o in carrozza. Al suo ritorno a Cagliari, egli trovò tanto lavoro da sbrigare, trovò inconvenienti e disordine, tanto che decise di convocare il Sinodo diocesano. Ma a causa della Rivoluzione Francese, non si poté fare neppure il Sinodo.

Nel 1792 Cagliari si preoccupò di armarsi per combattere contro la Francia che minacciava l’invasione. E difatti, nell’anno seguente, la guerra ebbe luogo e Cagliari riportò la vittoria. Nel 1794 ci fu una nuova sollevazione popolare a Cagliari e nel 1795 un’altra ancora.

L’Arcivescovo Melano fu scelto come ambasciatore presso il Papa e presso il Re, ma nel 1797 fu trasferito alla Sede di Novara.

L’anno seguente fu eletto arcivescovo Monsignor Diego Gregorio Cadello2. Dalla storia sappiamo che dal 1798 al 1815 la Rivoluzione Francese mise a soqquadro l’Europa e la Chiesa. Nel 1807 moriva l’Arcivescovo Cadello e per undici anni, fino al 1819, l’archidiocesi di Cagliari rimase senza arcivescovo; governò il Vicario Capitolare, Canonico Sisternes de Oblitis.

Fra tante difficoltà e tribolazioni, come egli avrebbe potuto attendere al Processo? Eppure il Sisternes cercò di istruire il Processo per la Causa di Beatificazione del Cappuccino Sardo: non vi riuscì, perché lui e gli altri collaboratori erano troppo assorbiti dalle preoccupazioni. Notiamo pure che dal 1826 al 1830 vennero da Roma incaricati speciali per la Sacra Visita a tutti i Regolari della Sardegna.

Come si vede, erano tempi difficili e influirono negativamente sulla Causa di Fra Ignazio. Ma Dio non ha fretta. Nel 1834 si fa cappuccino colui che per 25 anni lavorerà alla Causa di Fra Ignazio: si tratta di Padre Luigi Maria Agus da Ghilarza. Nel 1844 egli fu eletto Vice Postulatore della Causa. Non ebbe la fortuna di vedere Fra Ignazio «Beato», ma ebbe la soddisfazione di vedere dichiarate in grado eroico le sue virtù: 26 maggio 1869. Padre Luigi Maria morì il 17 maggio 1877.

Detto questo, ci inoltriamo nel nostro lavoro, pensando ai vari Processi. I Processi Ordinari, fatti nell’archidiocesi di Cagliari, furono tre: il primo, negli anni 1844-1845, con 137 testimoni; il secondo, nel 1846, con 48 testimoni; il terzo, nel 1853, con 23 testimoni.

Esaminiamo il primo processo, che poi sarebbe stato dichiarato nullo da Roma. Si tratta del primo Processo Ordinario diocesano sulla fama di santità, virtù, miracoli di Fra Ignazio. Questo processo fu voluto e fatto non su richiesta dei Frati Cappuccini, ma per spontanea volontà dell’Arcivescovo di Cagliari, Don Emanuele Marongiu Nurra 3.

Egli il 16 luglio 1844 scrisse il seguente decreto al Canonico Ignazio Marturanu, costituendolo giudice delegato per il Processo: «Don Emanuele Marongiu Nurra, per grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica Arcivescovo di Cagliari, Vescovo di Bonavoglia, Primate della Sardegna e Corsica, Vessilario della Santa Romana Chiesa, Commendatore della Santa Religione, ed Ordine Militare de’ Santi Maurizio e Lazzaro, Prelato Domestico di Sua Santità, ed assistente al Soglio Pontificio, Priore di San Saturnino, Barone di Suelli San Pantaleo, e Signore di Santadi, e del Consiglio di Sua Sacra Real Maestà. Avendo sempre concepito il pensiero di procurarci notizie le più accertate intorno alla fama di santità, miracoli, e virtù in grado eroico del Converso Cappuccino Fra Ignazio di Laconi fin da quando per misericordia del Cielo siamo stati, sebbene indegni, collocati in questa Sede, giammai abbiamo desistito dal Nostro proposito; ed informati che il Nostro Predecessore Don Filippo Melano ne aveva ordinato la costruzione del processo Ordinario, delegando a tal’oggetto il Dottor Don Faustino Baille, il quale non poté accingersi all’opera per la circostanza di quei tempi torbidi, in cui l’Arcivescovo dovette abbandonare la Sede e l’isola per restituirsi al Continente, e che dappoi non si curò mai più di mandare ad effetto una tale provvidenza; per tali ragioni, ed in esecuzione del nostro dovere, giacché nella Santa Visita Pastorale abbiamo ritrovato non pochi ragazzi chiamati nel Battesimo Ignazio, ma allevati dalle Madri col Nome di Fr. Ignazio, appunto per il gran concetto di santità, che rimase impresso ancora negli animi dei fedeli, Ci siamo determinati di delegare una persona costituita in Dignità Ecclesiastica, la quale proceda ex officio inquirendo, e raccogliendo tutto il materiale, e tutte le prove che potranno aversi per simile oggetto. Per la qual cosa deleghiamo con tutte le facoltà opportune e necessarie la persona del Dottore Ignazio Marturanu Canonico Protonotario Apostolico della Nostra Chiesa Primaziale, affinché coll’ajuto d’un Attuario, anche sia Cappuccino esperto previo giuramento di fedeltà esatta, possa cominciare, e terminare il processo Ordinario sulla fama di santità, miracoli, e virtù eroiche del prefato Converso Fra Ignazio di Laconi, e quindi rassegnarlo a Noi per le ulteriori Provvidenze. Dato in Cagliari il 16 luglio mille ottocento quarantaquattro. Emanuele Arcivescovo». In tale decreto sono scritte tante preziose notizie ed è per questo motivo che lo abbiamo riportato per intero. Dopo che ebbe ricevuto il detto incarico dall’Arcivescovo, il Canonico Marturanu, Giudice Delegato, il 5 agosto 1844 si recò al Convento Maggiore per parlare col Padre Provinciale. Gli presentò le «Patenti spedite dall’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Arcivescovo... relativamente alle prove da assumersi in via legale sulla santità, virtù, e miracoli dell’or defunto Fr. Ignazio di Laconi laico Cappuccino, non solo per la deputazione di un Religioso di tutta la capacità e confidenza, onde prestarmi la sua opera d’Attuario per la compilazione degli atti che occorreranno in proposito; ma eziandio per destinare un Vice Postulatore Apostolico per sommistrarmi colla maggiore integrità e col più possibile dettaglio tutti quei lumi, e notizie che potranno influire al maggior disimpegno dell’incombenza di cui si tratta».

Il Padre Provinciale commette l’errore, in buona fede, di nominare come Attuario un confratello: Padre Bonaventura da Iglesias. Il Processo sarà nullo per questo motivo. Un religioso cappuccino non poteva fungere da Attuario in una causa di Beatificazione di un altro cappuccino. Il Giudice Delegato dice così: «Ed il suddetto Padre Provinciale in vista della fattagli richiesta risponde, che per Attuario deputa fin da ora il Sacerdote e Predicatore P. Bonaventura d’Iglesias, e per Vice Postulatore il sacerdote Predicatore P. Luigi di Ghilarza, a favore di cui avea già avanzato dimanda al Postulatore Apostolico per ispedirgliene l’opportuna patente; e ciò per esser questa facoltà a lui solo riservata».

In questo primo processo, se si eccettua l’elezione dell’Attuario, tutto si è svolto secondo le norme. Le persone scelte prestarono giuramento di svolgere il loro compito con fedeltà e di mantenere il segreto, e tutte le risposte dei singoli testimoni furono sottoscritte sia dal testimone, sia dal Giudice, sia dall’Attuario.

Nel frattempo arriva da Roma, dal Ministro Generale Padre Luigi da Balnearia, il «Mandatum procurae» a Padre Luigi Maria da Ghilarza affinché sia il VicePostulatore di tutti i Processi che si faranno su Fra Ignazio; così vuole anche il Postulatore Generale delle Cause dei Servi di Dio di tutto l’Ordine, Padre Vincenzo da Tusculo. La lettera è inviata dal Convento dell’Immacolata Concezione di Roma e porta la data del 19 ottobre 1844. Fino a quel momento il Padre Luigi Maria da Ghilarza aveva svolto tutti i compiti del Vice Postulatore; ora aveva anche l’autorità di farlo. Anche questo fatto verrà contestato dal Promotore della Fede.

Nel Processo furono esaminati molti documenti e furono interrogati anche altri testimoni ex officio, cioè scelti dal Tribunale. Da agosto a novembre deposero le loro testimonianze 128 testimoni; quindi fu un processo dove si lavorò molto e celermente.

Elenchiamo alcuni dei testimoni, così per curiosità: Cosimo Cao, sacerdote di anni 88; Giuseppe M. Melis Rodriguez, sacerdote di anni 89; Francesco Masa, 72 anni; Vacca Michele, 50; Pasquale Corte, 62; Padre Erardo da Cagliari, cappuccino, 77; P. Francesco Angelo, carmelitano, 78; Altea Antonio Maria, 81; Fra Giacomo da Cagliari, cappuccino; Nicola Murroni; Priamo Fenu da Serramanna; alcune monache cappuccine tra cui Maria Michela Randanin, Maria Gertrude Melis, Maria Raffaela Carboni; anche l’Abbadessa delle monache di Santa Lucia, Speranza Pirisi; Anna Corrias da Iglesias; Efisia Cao De Negri; Felice e Giuseppe Therol; Rita Campi Borsano; Speranza Paglietti; Padre Alberto Sanna domenicano; Giuseppina Marramaddu; Raffaela Olivas; Francesco Dugoni; Luigi Ugas; Savena Sedda di Meana; Luigia Dei; l’arcivescovo di Arborea Giovanni Saba; ecc... Chissà che qualche lettore non trovi i suoi antenati!

Terminato il Processo Informativo, si elegge l’ammanuense per scrivere tutti gli Atti. Costui, dopo aver concluso la trascrizione con fedeltà e diligenza come aveva giurato, portò il «Transunto» (cioè tutti gli Atti trascritti) al Giudice, il quale incaricò un altro Attuario per la lettura. Questa fu fatta davanti all’arcivescovo, al Giudice Delegato e al Promotore Fiscale della Curia.

Infine, il Transunto, chiuso e sigillato, accompagnato da lettere dell’arcivescovo e del Giudice Delegato, viene consegnato a un Portatore che lo porti a Roma, sotto giuramento. Quando a Roma i periti aprirono il Processo per esaminarlo, si accorsero subito che era invalido, che era nullo, perché da Attuario aveva fatto un cappuccino: Padre Bonaventura da Iglesias.
La «sanazione» per quel difetto sarà chiesta dal Postulatore Generale dei Cappuccini Padre Carlo Felice da Milano al Papa Pio IX, dopo altri due Processi regolari (1846 e 1853) i cui Atti, come di consueto, erano stati portati a Roma e regolarmente presentati. Il Papa concede la sanazione con Rescritto del 10 luglio 1853. In pratica si sono ritenuti validi il secondo e il terzo Processo, mentre il primo viene trascurato o quasi. (1 - continua)
Lorenzo Cabiddu †

NOTE

1 Vittorio Filippo Maria Melano, domenicano, arcivescovo dal 1778 al 1797. Nato a Cuneo da nobile famiglia. Da piccolo entrò nell’Ordine dei Domenicani a Chieri. Per sette anni venne a Cagliari come professore di Teologia, insegnando nella Regia Università. Fu trasferito a Torino come priore. Pio VI, il 1° giugno 1778, lo elesse arcivescovo di Cagliari. Uomo molto dotto e zelante, umile, prudente e affabile; fu stimato da tutti. Quando moriva Fra Ignazio da Laconi era in Sacra Visita e fu rappresentato dal Vicario generale canonico Diego Cadello. Animò i Sardi a resistere e a vincere i Francesi invasori. Il 5.10.1795 fu inviato «ambasciatore» presso il papa e presso il re per le cose della Sardegna. Il 24.7.1797 fu trasferito alla sede di Novara, dove rimase fino al 1813, in tempi difficili. Moriva il 23.12.1813. Nella salita che porta al convento dei cappuccini di Sanluri c’è un cippo a croce, dove leggiamo: «El Ill.mo y R.mo Señor Don Victorio Melano A.rpo de Caller concede 40 dias de indulgençia a todo los q. pasando delante a esta CRUZ resaren un Padre Nuestro y Ave Maria».

2 Diego Gregorio Cardinal Cadello (1798-1807). Era dei marchesi di San Sperate. Nato a Cagliari il 12 marzo 1735, sin da giovane si dedicò alla vita ecclesiastica e poi divenne sacerdote. Fu Vicario generale di Mons. Melano, al quale successe come Vicario Capitolare. Consacrato vescovo nella cattedrale di Iglesias il 27.5.1798, lavorò nella sua archidiocesi di Cagliari con grande zelo. Condusse uno stile di vita nobile ed edificante. Il 17.1.1803 fu creato cardinale. Morì a Cagliari il 5.7.1807.

3 Mons. Emanuele Marongiu Nurra (1842-1866). Nacque a Bessude (SS) il 28.3.1794 da padre giureconsulto. Si laureò in diritto canonico e civile a Sassari nel 1817; fu iscritto all’albo forense e presto ordinato sacerdote. Fu accolto come membro dell’Accademia di Superga a Torino, dove svolse anche l’ufficio di bibliotecario. Poi fu canonico e preside del Seminario di Sassari e Vicario Capitolare alla morte dell’arcivescovo Arnosio (1829). Divenne Vicario Generale del nuovo vescovo Giannotti. Studiava molto, era di grande cultura. Il 28 agosto 1842 fu consacrato arcivescovo di Cagliari.  (Dal libro «I Vescovi di Cagliari» di Mons. Luigi Cherchi)