Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Maggio 2015
Spiritualità Sant’Ignazio da Laconi fratello laico e santo
di Fabrizio Congiu

 

 

 

 

Il dono irrinunciabile dei Fratelli Laici per il nostro Ordine. Lettera del Ministro generale in occasione del V centenario della nascita di San Felice da Cantalice e del III centenario della nascita di San Felice da Nicosia», si intitola così la lettera del ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, dove si parla di «fratelli laici».

 

Per fratelli laici bisogna intendere tutti quei religiosi che professano la regola di S. Francesco ma che non accedono al sacerdozio ordinato. Il ministro generale cita due santi, Felice da Cantalice e Felice da Nicosia, di cui si celebrano quest’anno rispettivamente il quinto e il terzo centenario della nascita.

 

In Sardegna non ci è difficile fare immediatamente riferimento a Sant’Ignazio da Laconi, al Beato Nicola da Gesturi e al servo di Dio Nazareno da Pula: un santo, un beato e un servo di Dio, tutt’e tre frati e nessuno dei tre sacerdote, quindi «fratelli laci».

 

 

La differenza tra un fratello laico e un sacerdote consiste quindi proprio nel ministero sacerdotale, infatti i fratelli laici non possono né confessare né presiedere l’Eucarestia, ma entrambi possono vivere in pienezza la loro consacrazione religiosa, chi in un modo chi nell’altro. Proprio in Sardegna i santi più conosciuti e venerati sono dei fratelli laici. Questo dato impone una seria riflessione sulla santità in generale, e in particolare sui religiosi francescani e cappuccini.

 

I frati cappuccini a Cagliari sono molto conosciuti anche con l’appellativo di «is paras de santu fra Natziu», per cui la devozione al santo quasi supera la denominazione ufficiale di frati minori cappuccini. Al nord dell’Isola i frati vengono chiamati anche «sos patres», «i padri», in riferimento alla paternità spirituale, quindi soprattutto al sacerdozio.

 

Inoltre sant’Ignazio è il primo santo vissuto e canonizzato in Sardegna in epoca moderna, il primo nell’Isola a subire un processo di canonizzazione. Ignazio da Laconi era un frate francescano, fratello laico,  cappuccino,  cioè appartenente a quella riforma dei francescani che nel periodo in cui il santo visse attraversava un periodo di grande espansione ma anche di forti difficoltà.

 

 

Il secolo XVIII infatti ha visto crescere in maniera esponenziale tutte le comunità religiose presenti in Sardegna e sul resto della penisola italica, compresi i cappuccini. Molti di questi religiosi presenti nelle comunità erano fratelli laici, proprio come il nostro santo. Erano talmente tanti, anche i fratelli laici, che per la gente di allora non era fuori dal comune vedere un frate passare per le strade a fare la questua. Oggi invece, soprattutto per le ultime generazioni, apparirebbe quantomeno strano. Lo scorrere del tempo ci fa comprendere che occorre riflettere ancora e parecchio sulla figura dei nostri santi. Ad esempio, solo recentemente, alcuni studiosi hanno soffermato la loro attenzione su tutta l’iconografia inerente Ignazio da Laconi prodotta a partire già dagli ultimi anni della sua vita: tante persone o tante famiglie custodiscono un’immagine del santo laconese.

 

Ancora altri studiosi stanno raccogliendo e studiando tutti i Gosos francescani in Sardegna e in particolare quelli del santo di Laconi, per comprendere la loro attinenza con il francescanesimo, e il rapporto tra sant’Ignazio e la cultura religiosa popolare. Sempre, e solo di recente, altri studiosi stanno riprendendo in mano tutti gli atti del processo di canonizzazione per mettere in rilievo alcuni aspetti ancora sconosciuti ai più e per confrontarli con le scienze teologiche più avanzate.

 

 

In sintesi si può affermare che c’è ancora tanto da scoprire sulla figura anche di sant’Ignazio e quindi ancora tanto da dire. Basti pensare che solo ultimamente si è presa visione di tutto il materiale archivistico del biografo ufficiale del santo, il cappuccino Giorgio da Riano, che pubblicò per la prima volta nel 1929 la biografia dell’allora venerabile Ignazio da Laconi. Questa biografia fu quella utilizzata dai teologi e canonisti sia per la causa di beatificazione, terminata nel 1940, che per quella della canonizzazione, celebrata in San Pietro nel 1951. Dal 1929 ad oggi sono passati ben 86 anni, e tanti nuovi dati della vita del santo sono emersi e attendono di essere studiati e pubblicati. Nonostante l’ufficialità del lavoro di Giorgio da Riano, la biografia più conosciuta e diffusa è quella di Remo Branca, sulla quale spesso (o soltanto) si basano i predicatori nella divulgazione della vita e delle opere del santo.

Eppure ce ne sono tante altre meno conosciute e che non hanno avuto la stessa «fortuna» editoriale di quella del Branca.

 

Altro dato rilevante in tal senso è la modalità con la quale si è svolto il processo di beatificazione (1940) e di canonizzazione (1951). Questo processo poté iniziare soltanto nel 1844, 63 anni dopo la morte del santo frate. L’iter  con cui si è svolto il processo seguiva un procedimento di carattere teologico e canonistico di due secoli fa. Nel concreto, per esempio, le domande che venivano fatte ai testi, risentono (giustamente) degli studi teologici portati avanti fino a quel momento. Un’altra conseguenza di questa evoluzione processuale è che due secoli fa ad ogni teste venivano fatte sette domande, oggi sono circa 120! Con questo non si vuole dire che ai quei tempi la santità fosse meno «provata» rispetto ad oggi, ma semplicemente che ogni epoca ha bisogno dei suoi occhiali.

Tornando quindi al discorso sulla santità, poiché ogni santo è un messaggio di Dio al suo popolo, mettendoci gli occhiali del nostro tempo, c’è anche il bisogno di capire, attraverso la storia attuale, che cosa Dio voglia dire oggi, alla Chiesa e alla società, attraverso la figura di Sant’Ignazio da Laconi.