Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Cultura Appunti di arte sacra - Il mondo delle icone. Scene della vita di Cristo: passione e morte.
di Osvaldo Lilliu



Osvaldo Lilliu
Osvaldo Lilliu
Incontrando le icone della passione di Gesù dobbiamo riconoscere che si tratta di un tema che il mondo ortodosso ha sempre affrontato con molta prudenza, avendo preferito rappresentare il Salvatore come un vincitore, anzi un trionfatore piuttosto che come l’Agnello sacrificale, prefigurato nell’A. T., che ricorda il comando di sceglierlo «senza difetto, maschio, nato nell’anno; dovrà essere immolato al tramonto» (Es 22, 5-6; Mar 15, 33-37). Anche nella crocifissione è assente la rappresentazione esasperata dei tormenti subiti dopo il processo e lungo la via del Calvario, così come, anche dopo la morte in croce, l’atteggiamento è sereno, gli occhi sono aperti. È, più che una sfida, una dimostrazione di vittoria, non solo sui persecutori, che «non sanno quello che fanno», ma prima di tutto sulla morte, che dopo tre giorni dovrà rassegnarsi alla sconfitta. Alcune delle quattro opere che presento sfuggono, in qualche modo, dal consueto modo in cui si presentano le icone, ma come dicevo è la Passione che a volte sembra sfuggire alla solita norma che guida questi dipinti, che richiede la presenza dell’oro, dei colori intensi e carichi di significati, una particolare struttura prospettica, tendente a catturare l’osservatore portandolo all’interno del quadro così da renderlo direttamente partecipe dell’evento.

Rossano(CS), Museo Diocesano d'Arte Sacra
Rossano(CS),
Museo Diocesano
d'Arte Sacra
Cimabue, Bacio di Giuda
Cimabue, Bacio
di Giuda. Assisi,
chiesa di
S.Francesco,
2a metà del
XIII sec.
La prima di esse è una miniatura di non facile lettura, ripartita in due livelli; quello in alto mostra Pilato affiancato da guardie con labari, segno del potere imperiale, nell’atto di interrogare Gesù. Nella parte sottostante si vede il rimorso di Giuda che, pentito, si reca dai sacerdoti a restituire i denari. Nei colori prevale il celeste su fondo bruciato, con un risultato alquanto freddo. Sorprendentemente, molte immagini della Passione si discostano, almeno apparentemente, dai racconti evangelici. Nel Cristo deriso, per esempio, il gruppo dei dileggiatori comprende alcuni musicanti, come nelle sacre rappresentazioni medievali. Possiamo invece ritenere una vera e propria icona, nel senso tradizionale del termine, il dipinto che segue, della seconda metà del Duecento, opera di Cimabue, a motivo della stilizzazione dei personaggi, dove Gesù, asse principale del quadro, ci fissa a ricordarci le responsabilità morali e spirituali che investono ciascun uomo mentre Giuda, di profilo, compie il gesto del tradimento il quale, pur nella drammaticità del momento, conserva una situazione apparentemente serena, che non rivela le terribili conseguenze che deriveranno da quell’atto a prima vista innocuo.  

Crocifissione
Crocifissione di
Teophanes il
Cretese
Venezia, Tesoro di S.Marco, Epitaphio,
Venezia, Tesoro di
S.Marco, Epitaphio,
scomparso (fine 1200) 
Ecco ora una Crocifissione che, come ho detto, rivela chiaramente la tendenza dell’arte orientale ad evitare rappresentazioni del Cristo sofferente, in quanto mette in risalto piuttosto l’aspetto trionfale e vittorioso su ogni nemico, primo fra i quali la morte (1 Cor 15, 20-26). Il volto di Gesù non rivela segni dei tormenti subiti e perfino gli occhi sono aperti, a mostrare come Egli abbia superato e vinto il dolore fisico perfino nel momento del più alto tormento. Infine, presento un particolare documento, piuttostodiffuso nel mondo dell’Europa ortodossa: un Epitaphio, ossia un arazzo sul quale appare, disteso, il corpo di Gesù deposto dalla croce. Tale manufatto è usato nella liturgia del Venerdì Santo, ai Vespri, allorché la Chiesa rappresenta, al termine delle celebrazioni, la sepoltura di Cristo. Il telo in questione, usato anche nel Mattutino del Sabato, reca l’immagine del Cristo morto, disteso su di esso, attorniato dalla Madre, da San Giovanni, dalle pie donne, da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Un’antica tradizione vede nell’epitafio la riproduzione della Sindone (effettivamente, in alcuni  - come in questo - il corpo è raffigurato nella stessa posizione del telo di Torino) e, in questa, il primo Corporale, usato da San Pietro allorché celebrò per la prima volta il Rito eucaristico. Il Corporale è un panno di lino (lo stesso materiale di cui è fatta la Sindone) sul quale, durante la celebrazione, vengono posti la patena con le ostie (il Corpo di Cristo) e il calice col vino (il Sangue). Di queste affermazioni mancano tuttavia prove certe, ma molti vedono in esse la garanzia dell’autenticità della Sindone.

 

(15 – Continua)