Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Cultura L'angolo del diritto: Il contratto di trasporto marittimo
di Silvia Murru

 

 

Il contratto di trasporto marittimo di persone, definito anche contratto di passaggio, è una sottospecie del contratto di trasporto, in base al quale il vettore si obbliga verso corrispettivo a trasferire persone o cose da un luogo a un altro. L'art. 1680 c.c. dispone che le norme relative al trasporto si applicano anche al trasporto per via d'acqua in quanto non siano derogate dal codice della navigazione e dalle leggi speciali. In virtù di tale disposizione appare evidente che la fonte normativa è rappresentata dal codice della navigazione e ad esso si affiancano le norme generali del codice civile. Si tratta di un contratto consensuale il cui contenuto è rappresentato dall'obbligo del vettore di trasferire la persona da un luogo a un altro, differenziandosi dal contratto di trasporto di cose per la diversità dell'oggetto trasportato. Il codice della navigazione, solo a fini probatori, richiede la forma scritta, ovvero il biglietto di passaggio, tranne che si tratti di trasporto di navi minori di stazza lorda non superiore alle 10 tonnellate. Il codice della navigazione prevede una serie di impedimenti che incidono sulla regolare esecuzione del contratto di trasporto: alcuni si verificano prima della partenza della nave, altri durante il viaggio. Nell'ipotesi in cui la partenza della nave sia impedita per causa non imputabile al vettore, il contratto è risolto e il vettore deve restituire il prezzo versatogli. Questi, dopo aver provveduto allo sbarco dei passeggeri nel porto più vicino, non ha l'obbligo di proseguire o rinnovare il viaggio rimasto interrotto, e pertanto non è responsabile del danno che essi risentano per il fatto di non aver raggiunto la meta di destinazione. Invece, nel caso di interruzione del viaggio per cause di forza maggiore, il prezzo del passaggio è dovuto in proporzione del tratto utilmente percorso. Tuttavia il vettore ha diritto all'intero prezzo se procura al passeggero, a sue spese, la prosecuzione del viaggio su nave di analoghe caratteristiche, fornendogli l'alloggio e il vitto, se questo fu compreso nel prezzo di passaggio.

Il contratto è ugualmente risolto nell'ipotesi in cui il vettore sopprime la partenza della nave e il viaggio non può essere effettuato con altra nave dello stesso vettore la quale parta successivamente. Quando vi siano partenze successive di altre navi dello stesso vettore, il passeggero ha la facoltà di compiere il viaggio su una di dette navi, ove ciò sia possibile, ovvero di risolvere il contratto. Parimenti il passeggero può chiedere la risoluzione del contratto, se il vettore muta l'itinerario in modo da recare pregiudizio ai di lui interessati. In tali casi il passeggero ha diritto al risarcimento dei danni. Tuttavia, se la soppressione o il mutamento ha luogo per un giustificato motivo, il risarcimento non può eccedere il doppio del prezzo netto di passaggio. In caso di ritardo della partenza della nave per causa imputabile al vettore il passeggero, oltre alla facoltà di chiedere la risoluzione del contratto, ha diritto al risarcimento dei danni. In merito ai sinistri, la giurisprudenza opera una distinzione tra sinistri avvenuti in «occasione» del trasporto e quelli avvenuti «a causa» del trasporto: i primi sono legati al contratto di trasporto da una mera relazione temporale, i secondi, al contrario, ne risultano connessi, come ad esempio, nell'ipotesi di incendio della nave o naufragio. Si sostiene, al riguardo, che la responsabilità del vettore esiste a norma degli art. 409 cod. nav. E art 1681 c.c., non solo quando il sinistro sia avvenuto a causa del trasporto, ma anche quando questo si sia verificato in occasione del trasporto, con la differenza che per gli incidenti verificatisi a causa del trasporto spetta al viaggiatore provare il nesso di causalità tra il trasporto e il danno, mentre al vettore incombe la prova liberatoria che consiste nel dimostrare che l'evento dannoso è stato conseguenza di un fatto imprevedibile e non evitabile nonostante l'uso della normale diligenza. A volte si ammette che la responsabilità del vettore può concorrere con quella del passeggero. Tale responsabilità può essere superata dall'accertamento, oltre che della forza maggiore o del fatto del terzo, che il fatto dannoso è ascrivibile, come causa unica e esclusiva a fatto del viaggiatore, la cui imprudenza o imperizia non avrebbe potuto essere salvaguardata dalle cautele apposte dal vettore e dall'organizzatore del viaggio.

 

Silvia Murru

 

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