Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Cultura Ricordo dell’Arcivescovo emerito di Cagliari: Mons. Ottorino P. Alberti
di Mario Girau

 

Mario Girau
Mario Girau
«Veritatem facientes in caritate». Questo suo motto episcopale a Monsignor Ottorino Pietro Alberti è rimasto appiccicato come una seconda pelle. Ne ha contraddistinto il carattere, i gesti, lo stile pastorale. Umanità, nobiltà d’animo, attenzione al prossimo sono i tratti distintivi della personalità dell’arcivescovo emerito di Cagliari principalmente evidenziati da quanti ne hanno dilatato il ricordo  subito dopo la morte, avvenuta il 17 luglio scorso a Nuoro. L’altra caratteristica è l’amore per la cultura. Entrambe queste qualità non sono rimaste patrimonio latente, orientamento ideale del presule. I cittadini, i fedeli, la gente li ha scoperti, perché Alberti li ha quotidianamente incarnati nel suo sacerdozio e nel suo stile pastorale. Non una bontà retaggio naturale, posseduta perché scritta indelebilmente nel DNA, ma conquista di ogni giorno e atteggiamento dell’animo. «Quando mi presenterò davanti al Padre Eterno, preferirei essere rimproverato per un eccesso di carità piuttosto che per un difetto di carità». Così Monsignor Pietro Ottorino Alberti rispondeva ai collaboratori, spiegando che perdonare non è un difetto ma virtù evangelica, capire e ascoltare prima di giudicare è buona norma cristiana e pastorale, il dialogo più fruttuoso dello scontro. E pazienza se qualcuno, sbagliando, confonde questa umanità con debolezza. «Non mi arrabbio – diceva Alberti ai giornalisti  - se criticate il mio lavoro e la mia persona, ma quando attaccate la Chiesa». Nuorese-doc, era nato (17 dicembre 1927) per stare in mezzo alla gente, al vicinato del suo quartiere, ai giovani dell’Azione cattolica, di cui è stato assistente e insegnante di religione appena conseguita la laurea in teologia alla Lateranense, dopo un passaggio laico all’Università di Pisa per la laurea in Agraria, dove per la prima volta manifesta alla comunità scientifica le sue qualità di scrupoloso studioso. Durante le sue ricerche per la tesi scopre un enzima nei processi per la fermentazione  del vino, battezzato col nome  del suo docente «Saccaromices Veronae» (Verona-Alberti), ancora conservato nel registro anagrafico internazionale degli enzimi. Un settore di studi presto abbandonato in favore della storia della Chiesa e della Sardegna.

Mons. Ottorino Alberti
Mons. Ottorino Alberti

Ordinato sacerdote nel 1956 da Monsignor Giuseppe Melas, Alberti diventa segretario generale dell’Università del Papa, dove insegna Filosofia della natura e dà le prime prove della sua cultura storica sarda sempre più vasta e documentata. Giancarlo Sorgia, autorevole storico dell’Ateneo cagliaritano, nel 1994 scrive: «Tra gli studi di Storia della Chiesa sarda degli ultimi decenni, ritenuti di  notevole valenza  critica e documentaria, sono doverosamente da considerare quelli di Monsignor Alberti». Dal 1971 al 1973 «don Ottorino», come lo chiamano i vecchi nuoresi, è rettore del seminario regionale di Cagliari: è la stelletta che gli manca per diventare vescovo, il primo della nidiata di presuli sardi promossi sul campo dal cardinale Sebastiano Baggio, che gli conferisce la pienezza dell’ordine l’8 settembre 1973. Alberti ha solamente 45 anni e parte per la sua prima destinazione episcopale: Spoleto-Norcia, la terra di San Benedetto. In terra umbra scoprono, in un modo per quei tempi originali, l’umanità del loro vescovo. Un giorno, durante uno sciopero, a Spoleto Alberti si inserisce alla testa di un corteo di operai sotto bandiere rosse e striscioni e sale sul palco degli oratori, ascoltato in religioso silenzio mentre ricorda le parole del Papa sul mondo del lavoro e la dignità dei lavoratori. Il presule barbaricino col mondo del lavoro aveva stabilito un feeling eccezionale. «È sempre stato vicino  ai problemi  sociali della Sardegna – è il ricordo  di Monsignor Arrigo Miglio, attuale arcivescovo di Cagliari – ai lavoratori, ai poveri, agli emarginati e ai rom». Numerose volte nel cagliaritano Monsignor Alberti ha pellegrinato nelle fabbriche del malessere e celebrato la messa di Natale negli stabilimenti occupati. Presidente della Conferenza episcopale regionale dal 1988 al 2003, ha costantemente fatto arrivare un messaggio speciale dei vescovi sardi agli operai in sciopero. Nel novembre 1987 è nominato arcivescovo di Cagliari (l’ingresso ufficiale in cattedrale il 24 gennaio 1988). «Nei suoi anni in diocesi – dice Monsignor Tarcisio Pillola, per due lustri suo vescovo ausiliare – nessun dramma umano, dalla disoccupazione ai sequestri di persona, dall’immigrazione agli zingari, alla piaga degli incendi l’ha lasciato indifferente; non sempre ne ha trovato la soluzione completa, ma certamente l’ha cercata con intelligenza e passione».

 

Iniziative in favore dei rom, nascita di comunità di accoglienza e recupero tossicodipendenti, omelie sociali in occasione della festa di San Saturnino, apertura della scuola di fede e coscienza politica, potenziamento della Caritas, sistemazione delle suore di Madre Teresa di Calcutta sono alcune delle realizzazioni socio-pastorali dell’episcopato albertiano. Dialogo e pazienza, cercare le cose che uniscono, voglia di rendere effettiva l’unità della Chiesa sarda costituiscono lo stile pastorale del presule nuorese. «Ha portato a compimento il Concilio Plenario Sardo»: un altro dei titoli che Monsignor Arrigo Miglio mette nella bacheca di Alberti. Quelle assise della Chiesa regionale l’Arcivescovo appena arrivato in Sardegna se le trova sul tavolo degli impegni trasmessigli dal suo predecessore Monsignor Giovanni Canestri. Se ne fa comunque carico navigando in un mare di problemi organizzativi, mediando tra i vescovi, smussando posizioni diverse alla ricerca di un denominatore comune per una Chiesa sarda unita sostanzialmente intorno ai grandi obiettivi. Lavoro nell’Isola senza trascurare gli impegnativi incarichi in Vaticano, nella Congregazione per i Vescovi e nella Congregazione per le cause dei Santi: Antonietta Mesina, Suor Maria Gabriella Sagheddu, Fra Nicola da Gesturi e suor Giuseppina Nicoli sono diventati beati anche grazie alle puntuali «positio» preparate da Monsignor Alberti. Che ha lavorato con particolare impegno per altri due beati famosi: Pio IX, suo predecessore nella chiesa di Spoleto, e Gianna Beretta Molla, la madre di famiglia che sacrificò la vita pur di salvare la creatura che portava in grembo. Le sue relazioni in plenaria, alla presenza di cardinali e vescovi, erano molto apprezzate. Anche dal Papa. Giovanni Paolo II, quando gli impegni glielo consentivano, partecipava a queste assemblee in cui la Congregazione decide sulla santità dei candidati. Karol Woytjla ascoltava con interesse gli interventi del presule barbarcino perché sapeva storicizzare il personaggio proposto per la beatificazione. Il 20 giugno 2003 Monsignor Ottorino Pietro Alberti lascia Cagliari per raggiunti limiti d’età. In quelle stesse ore i lavoratori bloccano per l’ennesimo sciopero la «Carlo Felice» all’altezza di Abbasanta. Quel giorno, davanti a «Nuraghe Losa», parla agli operai Monsignor Pietro Meloni, vescovo di Nuoro, anche a nome di Ottorino Alberti, che nell’episcopio cagliaritano annuncia che lascerà l’episcopato attivo, ma non la paternità spirituale sulla Chiesa cagliaritana e sarda.

Mario Girau