Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Varie Tina Garau dono prezioso per tutta la Famiglia Francescana - La testimonianza di P. Umberto Zucca
di Lucia Medda - P.Umberto Zucca



Tina Garau (a destra) von Manuela Mattioli al Congresso Intenazionale di Loreto(1983)
Tina Garau
(a destra)
con Manuela
Mattioli al
Congresso
Intenazionale
di Loreto
(1983)
Tina Garau la conobbi per la prima volta quando insegnava nella Scuola elementare di S. Caterina a Cagliari, ed io, giovane maestra, andai a trovarla nella sua classe per incarico del Patronato Scolastico presso cui lavoravo. Ricordo l’affabilità con cui mi accolse, la disponibilità a darmi le risposte che attendevo, l’ambiente sereno e gioioso in cui operavano i bambini. La ritrovai in seguito, quando per un breve periodo mi fu chiesto di dare un contributo per il Centro catechistico diocesano e poi lungo tutto il percorso fatto nell’Ordine Francescano Secolare regionale. Lavorando insieme a lei ne apprezzai subito l’amore, la passione, la serietà che metteva nel suo impegnarsi e donarsi per le Fraternità; la competenza cristiana e francescana che aveva acquisito nella sua lunga esperienza in Azione Cattolica prima (per vent’anni fu responsabile diocesana della Gioventù femminile di Azione Cattolica della diocesi di Ales, quindi nell’AC di Cagliari), e nell’ambiente francescano poi, sia a livello locale che internazionale. Fu delegata regionale per la Gioventù Francescana femminile (1958); Presidente regionale dell’OFS dal 1966 al 1988 e di nuovo dal 1994 al 2001; Vice Presidente internazionale dal 1978 al 1990; Consigliera nazionale dal 1966 al 200l. Fu pure Vice Presidente nazionale. Mai invece volle accettare il ruolo di Ministra nazionale perché, abitando lei in periferia, soprattutto per la difficoltà di spostamenti, non avrebbe potuto servire la Famiglia nazionale a dovere. Grazie anche a questo bagaglio di esperienze, diede validi contributi, insieme ai Consigli regionali e alla nostra Peppina Maccioni, ai lavori per la stesura del testo delle Costituzioni, che vennero approvate l’8 settembre 1990, con validità per un sessennio, e dopo ulteriori discussioni e votazioni, in via definitiva, l’8 dicembre 2000. Ebbi modo inoltre di stimarla per l’umanità e la sensibilità nel suo farsi prossimo a chi l’avvicinava; la pacatezza, unita alla fermezza, con cui affrontava le difficoltà e i problemi; l’umiltà, per la quale non amava parlare di sé; lo spirito di povertà che manifestava anche nel suo modo sobrio di vestire; l’instancabilità, nonostante i suoi problemi di salute, soprattutto negli ultimi anni, che riusciva a nascondere con molta naturalezza. Era veramente una donna sapiente, secondo il Vangelo, ricca di fede, di limpida speranza e delicata, forte e fattiva carità: svolgeva, tra l’altro, un’opera di volontariato in ospedale e portava la Comunione agli ammalati. Una donna sempre giovane nello spirito (anche negli ultimi tempi della sua vita non riuscii mai a conoscerne l’età, che del resto non sapevi definire), una giovinezza che le proveniva dal suo rapporto intimo con il Signore, che alimentava giornalmente alla Mensa Eucaristica, con l’assidua preghiera, con gli Esercizi spirituali che organizzava in campo regionale e con quelli che si ritagliava personalmente quando si ritirava nella foresteria delle Clarisse di Spello, sia per trovarsi in un’oasi fraterna sia per poter pregare a lungo senza essere disturbata da alcuno o dall’urgenza dell’azione.

Cagliari, la Basilica di Bonaria in una foto suggestiva di Luigi Desogus.
Cagliari,
Basilica di
Bonaria. Tina
Garau vi si
recava ogni
giorno 
Questa profonda ricchezza spirituale non trattenne per sé come «un tesoro geloso» ma mise al servizio degli altri, sia laici che religiosi, da qualunque parte le venisse richiesto. Da qui la partecipazione ai Convegni zonali e regionali, nei quali emergeva la semplicità, la chiarezza nell’esposizione, la capacità di relazionarsi fraternamente con tutti, in particolare durante il pranzo o negli intervalli, in cui si rendeva disponibile all’ascolto di problemi dei singoli o delle Fraternità; alle iniziative regionali per la formazione, soprattutto a livello interobbedienziale; alle giornate dedicate agli Assistenti OFS, nei confronti dei quali esercitò un apprezzato ministero di guida e di animazione, o ai corsi di aggiornamento per i frati in varie città d’Italia. In tutte queste situazioni manifestava l’amore profondo per l’OFS, da lei considerato «la sua famiglia spirituale, la sua dimensione di vita». Era persuasa - come riferisce P. Umberto Zucca - che i laici hanno una propria vocazione-missione nella Chiesa, all’interno della quale vedeva quella francescana secolare, per cui cercava di far capire a tutti come fosse grande la realtà di appartenere a un vero Ordine nella Chiesa. Convinta della priorità della vita spirituale nella vocazione-missione del francescano secolare, diffidava del fare, delle stesse opere apostoliche esterne che hanno bisogno di apparati costosi e da mantenere, non perché non stimasse tali opere ma perché non vedeva come potesse conciliarsi con la condizione del laico impegnato in famiglia e nel lavoro, e perché vedeva quanto fosse difficile mantenere poi gli impegni presi che invece avevano bisogno di continuità. Era particolarmente convinta inoltre del ruolo unico che gioca nella vocazione-missione dei laici francescani il frate sacerdote come assistente. Ci teneva a che lui nei convegni esponesse l’argomento dal punto di vista biblico e teologico. E ovviamente lo vedeva nel suo ruolo fondamentale di accompagnamento spirituale e vocazionale. Più di una volta sottolineò che aveva condotto la battaglia perché nelle nuove Costituzioni dell’OFS, quelle del 1990, risultasse chiaro che Assistente era solo «un religioso sacerdote francescano» (art.91). E quando nel 2000, nell’approvazione definitiva di tali Costituzioni, venne sancito il principio che Assistente spirituale OFS può essere anche un non francescano e addirittura un laico (art.89), ci tenne a sottolineare che il laico in questo caso è meglio chiamarlo animatore e che, dove è ancora possibile - come da noi - avere un sacerdote come assistente, è bene non pensare a laici o comunque non sacerdoti come assistenti. Il mio ricordo di Tina va infine agli ultimi giorni della sua vita. Appena seppi che era stata ricoverata, andai a trovarla. Come la vidi capii, dall’espressione del viso e dalle poche parole pronunciate, che era stanca, anche per le continue visite di consorelle, parenti e conoscenti, che stava male e che sarebbe stato meglio lasciarla riposare. Prima di andar via però volle regalarmi un sorriso. Un sorriso che mi è rimasto nel cuore.

 

Lucia Medda

 

 

La testimonianza di P. Umberto Zucca


Tina Garau era una donna estremamente equilibrata, perché su tutto rifletteva e  pregava e perché, di spirito buono, non amava discriminare nessuno. Se mai ascoltava, poi consigliava o motivava all'interessato il suo parere contrario, ma non giudicava alcuno. Non ricordo che si sia mai lamentata degli assenti a convegni o ad altri incontri. Le eventuali assenze di qualcuno le motivava dicendo che tali persone avevano avuto sicuramente dei buoni motivi per farlo. In casi tuttavia in cui vedeva incoerenze, rientri, ripiegamenti rispetto alla propria consacrazione francescana, ne soffriva e, rifiutando di giudicare, attendeva e pregava, attenta sempre ad essere comunque accogliente con tali persone. Dietro tutta la sua vita doveva esserci una costante e solida direzione spirituale, di cui però non ho mai saputo nulla in concreto: né da chi andava né con quale ritmo. Così ignoro totalmente chi siano stati i sacerdoti da cui lei amava confessarsi. A me ha chiesto questo servizio solo due volte, negli ultimi giorni della sua vita, mentre era ricoverata in ospedale. So solo che dietro tutta la sua formazione francescana ci fu la forte azione plasmatrice del mio confratello P. Stanislao Frau, vero forgiatore di anime con la direzione spirituale e con la formazione in tutte le sue dimensioni, che l'avviò all'OFS e alla sua spiritualità soprattutto da guardiano e assistente OFS presso la SS. Annunziata in Cagliari dal 1953 al 1958 e poi quale assistente regionale OFS dal 1961 al 1973. La delicatezza di coscienza in Tina l'avvertii per esempio gli ultimi giorni della sua vita, quando - anche prima di chiedermi di confessarla -, si mostrò preoccupata perché non riusciva più a pregare. Le chiesi allora se si stesse affidando alla volontà di Dio, perché, le dissi, questa era forse l'unica preghiera a lei possibile allora. Mi disse di sì. Ciò bastò, insieme alla confessione, per rasserenarla. Lei amava pregare. So che ogni mattina presto in Cagliari amava andare a messa spesso al Buon Pastore, ma ogni sabato al santuario della Madonna di Bonaria. Amava trascorrere periodi nella foresteria delle Clarisse di Spello, sia per trovarsi in una oasi fraterna sia per poter pregare a lungo senza essere disturbata da alcuno o dall'urgenza dell'azione. Amava anche affidarsi alle preghiere delle Clarisse, soprattutto quelle di S. Chiara in Oristano. Non c'era iniziativa regionale nell'OFS che non affidasse alla loro intercessione. Ma chiedeva anche altrove tale prezioso aiuto. Dalle intenzioni che lei preponeva alle decine di rosario che le spettava intonare quando in macchina si andava o tornava da convegni o Fraternità locali, si capisce quali fossero le sue preoccupazioni che affidava a Dio Padre e a Maria nostra madre: il papa e il suo ministero innanzi tutto; poi gli altri consacrati, i sacerdoti, i religiosi, le vocazioni; quindi l'OFS, la sua unità, la sua crescita nella formazione e nella fraternità, i suoi malati, i lavori del Consiglio regionale, ecc.

 

P. Umberto Zucca