Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Magistero La porta della fede
a cura della redazione

 

«Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta. Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù...»


Benedetto XVI
Benedetto XVI

Lo scorso mese di ottobre il Papa inviava ai fedeli cattolici una Lettera Apostolica, in forma di Motu Proprio, con la quale richiamava tutti a riscoprire il cammino della fede. Alla lettera seguiva poi, nel mese di gennaio, una nota della Congregazione per la Dottrina della fede, contenente alcune indicazioni di carattere pastorale per la celebrazione dell’Anno della fede.

La lettera ha come oggetto il tema della fede, che è anche la radice della nostra identità cristiana.

Una porta sempre aperta. Nella lettera il Papa ci dice che la «Porta della fede» è sempre aperta per noi. Noi abbiamo già attraversato questa porta quando siamo stati battezzati. Col battesimo abbiamo iniziato una vita nuova, che ci ha permesso di professare la nostra fede nel Dio uno e Trino: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Riscoprire il cammino della fede. Sin dall’inizio del suo Pontificato, il Papa ha ricordato a tutti l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per ritrovare l’entusiasmo dell’incontro con Cristo. Perché – egli dice – «capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto ovvio del vivere comune, non è più tale, ma spesso viene perfino negato». Per cui oggi si può parlare di una «profonda crisi di fede che ha toccato molte persone».

Reagire alla crisi. Il Papa vuole, e invita tutti a farlo, reagire a questo stato di crisi. Dice: «Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta». Dobbiamo «sentire di nuovo il bisogno di recarci come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù» e ritrovare così il gusto di nutrirci della Parola di Dio e del Pane della vita.

L’Anno della fede. Per questa ragione il Papa ha deciso di indire un «Anno della fede»: l’anno avrà inizio l’11 ottobre 2012 (a 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II) e terminerà il 24 novembre 2013. Ricorda anche che già Paolo VI ne indisse uno simile nel 1967 «per fare memoria del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo». In questa occasione volle che la fede venisse confermata in maniera «individuale e collettiva, libera e cosciente, interiore ed esteriore, umile e franca». L’anno si concluse con la «Professione di fede del Popolo di Dio».

Un’occasione per comprendere il Concilio. Benedetto XVI desidera che, in coincidenza con il 50mo anniversario dell’apertura del  Concilio, l’anno della fede «possa essere un’occasione propizia per comprendere» i testi conciliari: «è necessario che essi vengano letti in maniera appropriata, che vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della Tradizione della Chiesa…».

Occasione per una rinnovata conversione. L’Anno della fede, secondo il Papa, «è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo». «Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione… la fede che si rende operosa per mezzo della carità diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia la vita dell’uomo». Il Papa scrive che l’amore di Cristo «ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra». Per questo è necessario «un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede.» Ci può essere di aiuto Sant’Agostino con i suoi numerosi scritti, «che consentono ancora a tante persone in ricerca di Dio di trovare il giusto percorso per accedere alla porta della fede». Egli scrive che i credenti «si fortificano credendo». Quindi «solo credendo la fede cresce e si rafforza…»

Fare memoria del dono della fede. In occasione di questa ricorrenza il Papa intende invitare i Vescovi di tutto il mondo a fare memoria del dono prezioso della fede. Quindi in questo anno, «dovrà intensificarsi la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo».

Confessare la nostra fede. Nella stessa occasione avremo l’opportunità di confessare la nostra fede nel Signore Risorto nelle nostre Cattedrali e nelle chiese di tutto i mondo, nelle case e presso le famiglie, le comunità religiose e parrocchiali. Tutti «renderemo pubblica» la nostra professione del Credo. Questo anno deve suscitare in ogni credente «l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà anche un’occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, che è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia».

Roma
Roma, Basilica
di San Pietro:
la Porta Santa
La testimonianza della vita. Il Papa si augura anche che «la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità», in modo da «riscoprire i contenuti della  fede professata, celebrata, vissuta e pregata». Nei primi secoli i cristiani dovevano imparare a memoria il Credo per non dimenticare l’impegno assunto col battesimo. Per questo S. Agostino in un’Omelia tenuta in occasione della redditio symboli dice: «Il simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono le parole su cui è costruita con saldezza la fede della madre Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo Signore … Voi dunque lo avete ricevuto e reso, ma nella mente e nel cuore lo dovete tenere sempre presente, lo dovete ripetere nei vostri letti, ripensarlo nelle piazze e non scordarlo durante i pasti: e anche quando dormite con il corpo, dovete vegliare in esso con il cuore».

L’atto di fede come dono di Dio. L’atto di fede è un dono di Dio e azione della grazia, «che agisce e trasforma la persona fin nel suo intimo». Basti vedere l’esempio di Lidia, raccontato negli Atti: «Il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo» (Atti 16,14). San Luca insegna che «la conoscenza dei contenuti da credere non è sufficiente se poi il cuore, autentico sacrario della persona, non è aperto alla grazia, che consente di avere occhi per guardare in profondità e comprendere che quanto è stato annunciato è la Parola di Dio».

Un impegno pubblico. Il Papa aggiunge che il «professare con la bocca, a sua volta, indica che la fede implica una testimonianza ed un impegno pubblici. Il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato. La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. E questo “stare con Lui” introduce alla comprensione delle ragioni per cui si crede.» La fede comporta quindi anche la responsabilità sociale di ciò che si crede: è la dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona.

La professione di fede è un atto «personale ed insieme comunitario». È la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede e nella fede della Chiesa si riceve il battesimo, come insegna anche il catechismo (n. 167). «Come si può osservare, la conoscenza dei contenuti di fede è essenziale per dare il proprio assenso, cioè per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa. La conoscenza della fede introduce alla totalità del mistero salvifico rivelato da Dio. L’assenso che viene prestato implica quindi che, quando si crede, si accetta liberamente tutto il mistero della fede, perché garante della sua verità è Dio stesso che si rivela e permette di conoscere il suo mistero di amore».

La ricerca, preambolo della fede. Benedetto XVI sottolinea l’aspetto della ricerca in molti che ancora non sono pervenuti alla fede. «Questa ricerca – dice – è un autentico preambolo alla fede, perché muove le persone sulla strada che conduce al mistero di Dio» e costituisce «un invito permanente… a mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse già venuto incontro».

L’importanza del Catechismo. Il Papa ricorda poi quanto sia importante per conoscere i contenuti della fede il sussidio del Catechismo della Chiesa Cattolica, che è uno dei frutti più importanti del Concilio. Perciò l’Anno della fede «dovrà esprimere un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo la loro sintesi sistematica e organica». In questo anno pertanto il Catechismo «potrà essere un vero strumento a sostegno della fede, soprattutto per quanti hanno a cuore la formazione dei cristiani, così determinante nel nostro contesto culturale. A tale scopo, ho invitato la Congregazione per la Dottrina della Fede, in accordo con i competenti Dicasteri della Santa Sede, a redigere una Nota, con cui offrire alla Chiesa ed ai credenti alcune indicazioni per vivere quest’Anno della fede nei modi più efficaci ed appropriati, al servizio del credere e dell’evangelizzare». Il testo continua. Il Papa dice che in questo anno sarà opportuno «ripercorrere la storia della nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato».

Tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo. E aggiunge: «In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2): in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la potenza della sua Risurrezione. In lui, morto e risorto per la nostra salvezza, trovano piena luce gli esempi di fede che hanno segnato questi duemila anni della nostra storia di salvezza». Il Motu Proprio si sofferma sulla fede di Maria, la fede degli Apostoli, quella dei discepoli, dei martiri, di tanti uomini e donne che hanno consacrato la loro vita a Cristo… «L’Anno della fede sarà anche un’occasione propizia per intensificare la testimonianza della carità. Ricorda san Paolo: “Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!” (1Cor 13,13). Con parole ancora più forti - che da sempre impegnano i cristiani - l’apostolo Giacomo affermava: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,14-18). Il Papa, traendo spunto anche dalle parole di Paolo al discepolo Timoteo, esorta a non diventare pigri nella fede, perché la fede è compagna di vita, che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi.

L’auspicio del Papa è che questo Anno della fede renda «sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore, perché solo in Lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo».

 

(La sintesi del Motu Proprio di Papa Benedetto XVI è stata curata dalla nostra Redazione)