Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Cultura La biografia di San Francesco d'Assisi uomo evangelico: Francesco, uno del popolo
di P.Miquel Colom



 

P.Miquel Colom
P.Miquel Colom

Il profeta che non sa essere interprete del suo popolo non può neppure trovare ascolto. Se non riesce a identificarsi con i suoi contemporanei, la sua parola cade nel vuoto. Il genio intuitivo di Francesco seppe interpretare gli ideali e le aspirazioni dei giovani del suo tempo e dar loro una risposta adeguata. Sarebbe assurdo immaginare Francesco come una figura solitaria nella Chiesa del Medioevo. Il secolo nel quale vive si sente scosso da un forte risveglio religioso di carattere popolare. Il desiderio di una spiritualità più personale faceva dire ai predicatori laici di quel tempo che era possibile trovare Dio anche ai margini della Gerarchia e del Tempio. I fedeli cominciavano a capire che erano cristiani non perché fossero vassalli di un signore feudale, ma in virtù di una chiamata personale a seguire il Vangelo di Gesù Cristo. Fu in questo modo che sorse tutta quella diversità di movimenti religiosi che si configuravano come una comunità di base o chiese sotterranee.  Movimenti chiamati evangelici, che con la loro propria e particolare maniera di interpretare il Vangelo si separavano da una società violenta che legittimava la schiavitù e promoveva la guerra santa. La loro non era una pietà individualista, ma si cristallizzava sovente in opere di misericordia, come il visitare i lazzaretti e le carceri, o dare sepoltura alle vittime della peste. In tutti questi movimenti troviamo un autentico processo di rinnovamento spirituale che tendeva a fare uscire gli uomini dal loro egoismo e a offrirsi generosamente a Dio e agli altri. Però malauguratamente tutti questi movimenti si smarcavano dalla Chiesa. Il Francesco convertito appare in questo momento preciso della storia dell’umanità e sale sul treno degli uomini del suo tempo. Ed è fra loro che si muove e suscita entusiasmo. Le idee che egli incarna influiscono sulle masse popolari. Le convinzioni cristiane assumono in lui un volto, uno sguardo, una voce, dei gesti, delle mani. Questo è precisamente quel che dà più forza e più credibilità al suo movimento di segno evangelico. Questo giovane, uscito dallo stesso grembo del popolo e che si presenta con l’aspetto del mendicante, è il profeta che incarna tutti quegli ideali di rinnovamento che nutriva il medioevo. Tutto quel che ha letto nel vangelo e ha assimilato nella sua preghiera assidua e silenziosa si era fatto carne in lui. Col suo  magnetismo spirituale attira a sé tutta la corrente rinnovatrice che caratterizzava il suo tempo, gli trasmette il suo respiro e lo salva dalla confusione e dall’eresia.

Assisi - Basilica Superiore: Francesco rinuncia ai suoi beni davanti al padre Pietro di Bernardone.(Giotto)
Assisi - Basilica
Superiore:
Francesco
rinuncia ai suoi
beni davanti al
padre Pietro di
Bernardone.
(Giotto,partic.)
Si guadagna la gioventù a Dio. Ciò che dà più forza inizialmente al movimento di Francesco fu il suo carattere mercantesco laico: «Dicevano semplicemente che erano uomini penitenti, oriundi della città di Assisi» (LegTC 37 : FF 1441). Nella loro condizione di predicatori ambulanti, i frati erano intimamente legati al popolo minuto piuttosto che ai grandi predicatori delle chiese cattedrali. La loro parola cadeva come una rugiada soave nel cuore e nel terreno proprio degli uditori: il campo, le piazze, il mercato, i lazzaretti. Il loro seme cadeva direttamente sulla terra concimata del popolo semplice e più emarginato. Dai biografi risulta che la predicazione di Francesco aveva una ripercussione eccezionale nei suoi uditori. Il suo parlare era colloquiale, semplice, penetrante e andava direttamente al cuore. Come il parlare di Gesù, era ricco di figure, di immagini, di parabole, attraverso le quali si facevano capire le realtà invisibili e lasciava intravedere gli stessi misteri di Dio. L’efficacia di Francesco proviene soprattutto dalla sua testimonianza. Parla di ciò che crede, di ciò che sente, di ciò che vede, e ciò lo rende un interpellante incontestabile. Già da vivo, Francesco divenne un profeta leggendario, ascoltato, amato e seguito da tutti. Agli occhi dei suoi uditori Francesco personificava quello stesso Vangelo che annunciava. Attraverso di lui si vedeva come era Cristo, come viveva, come parlava, come agiva, come amava, perché «portava Gesù nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle sue orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani,  Gesù in tutte le sue membra» (1 Cel 115 : FF 522). In una parola, egli portava in tutto Gesù. Nel 1215, a sei anni dall’inizio del suo movimento, i frati di Francesco si contavano a migliaia, e cinquant’anni più tardi superavano già i trentamila. Lungo gli otto secoli successivi, il movimento francescano ha trovato la forza per riprendersi dalle sue ferite e guarire dalle sue malattie, perché è stato animato e sostenuto da quella ispirazione iniziale che scaturiva direttamente dal Vangelo. La voce del profeta Francesco si è fatta sentire sempre in mezzo al suo popolo.    

 

Padre Miquel Colom