Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Settembre 2012
Cultura Recensioni: Il santuario della Madonna di Bonaria
a cura di Mario Girau

 



Mario Girau
Mario Girau

Cagliari. Storia e leggenda si intrecciano nelle vicende che da oltre sei secoli interessano il santuario della Madonna di Bonaria, il più importante e frequentato luogo di culto della Sardegna. Storica certezza, grazie alle fonti documentarie conservate nell’Archivio della Corona d’Aragona, sulla fondazione della chiesa e sulla sua successiva donazione all’Ordine Mercedario. Devozione e pietà popolare, spesso, hanno cercato di vestire con un abito scientifico il convincimento popolare dell’arrivo miracoloso, nel lontano 1370, del simulacro della Vergine nello specchio di mare antistante il colle. Prove inoppugnabili sulla diffusione del culto alla Vergine dalla seconda metà del Quattrocento. Testimonianze con il carattere del mito, amplificate dalla trasformazione individuale dell’informazione, su molti eventi diventati miracolosi nel racconto dei fedeli. Tra questi due mondi, che convivono da 600 e più anni, Maria Giuseppina Meloni ha segnato un discrimine con il libro «Il santuario della Madonna di Bonaria. Origine e diffusione di un culto» (Viella libreria editrice, 2011, Roma, pagg. 195, € 36), dove si fa il punto sul luogo di culto mariano. Da una parte la storia, dall’altra tradizioni, racconti, credenze diventati patrimonio popolare. In quattro capitoli l’autrice, ricercatrice presso l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, affronta le più importanti questioni relative alla chiesetta del colle: le origini del santuario e del culto; la presenza mercedaria nella Cagliari del Cinquecento e il diffondersi della devozione popolare; un quadro analitico del processo informativo del 1592 voluto dai discepoli di San Pietro Nolasco, per documentare e mettere il sigillo dell’ufficialità a miracoli, fatti straordinari, forme di devozione riferiti alla Madonna di Bonaria. Un «tribunale» speciale concesso prontamente dall’arcivescovo Francesco Del Vall nel quadro della sua politica di valorizzazione dei culti più popolari nella diocesi cagliaritana, anche ai fini del potenziamento del primato  dell’archidiocesi di Cagliari su quella di Sassari. Sette pagine del libro sono riservate alla ricostruzione della fortuna del processo, l’oblio e la riscoperta tra il XVII e il XIX secolo. In pratica una rilettura - anche alla luce  della recente storiografia italiana ed europea sul tema dei santuari, cui la Meloni contribuisce con la partecipazione al progetto del censimento dei santuari cristiani d’Italia promosso, tra la fine degli anni Novanta e il 2003, dal CNR e dall’Ecole Française de Rome – della storia del santuario di Bonaria, delle sue origini e del suo sviluppo, in stretta relazione con l’Ordine Mercedario e col contesto storico, sociale, religioso e culturale sardo e cagliaritano in particolare. Salvo nuove scoperte documentali, l’autrice chiude, col timbro dell’autenticità, alcune questioni a lungo incerte. La prima: «La chiesetta sorta in cima al colle, in costruzione nel settembre del 1324,  nell’aprile dell’anno successivo è completata. La presa di possesso definitiva da parte dei Mercedari deve collocarsi agli inizi del XV secolo: nell’ottobre 1401».

La seconda: il culto mariano è documentato a partire dalla seconda metà del Quattrocento. Un atto notarile certifica nel 1454 il nome di un’imbarcazione intitolata a Santa Maria de Bonayre. Nelle fonti quattrocentesche non c’è nessun cenno a miracoli compiuti dalla Vergine o eventi prodigiosi, come l’arrivo miracoloso del simulacro mariano secondo le modalità riportate dalle fonti letterarie tardo-cinquecentesche. Terza: la tradizione vuole l’arrivo del simulacro della Madonna di Bonaria intorno al 1370. Una datazione non suffragata da documenti e contrastante con l’assenza dei Mercedari in quel periodo. Soprattutto il simulacro mariano è un manufatto realizzato  non prima dell’ultimo quarto del secolo quindicesimo, mentre il culto alla Vergine è documentato fin dagli anni trenta e quaranta del Quattrocento. La Meloni è categorica: «Non si conoscono documenti che chiariscano le modalità e i tempi dell’arrivo al convento mercedario cagliaritano della nuova statua della Madonna, anche se si potrebbe ipotizzare che ciò sia avvenuto verso la fine del Quattrocento o nei primissimi anni del secolo successivo». L’attenzione è principalmente rivolta alle vicende del santuario, ma l’autrice accompagna il lettore dentro la società cagliaritana del Cinquecento, «caratterizzata da una forte gerarchizzazione e da profonde diseguaglianze». Di quella «civica» delinea le caratteristiche più rilevanti: una vita quotidiana segnata dall’indigenza, il basso livello culturale del clero, il ruolo delle congregazioni religiose, le cui chiese e conventi ridisegnano l’assetto urbanistico. Una grande capacità di sintesi, poche pennellate illuminanti per cogliere dinamiche socio-economiche e religiose. In sole 96 pagine la Meloni comprende quasi 600 anni di eventi legati al santuario, aprendo, tuttavia, ampi scorci su altre dinamiche che hanno interessato le vicende storico-istituzionali del capoluogo. Sullo sfondo sempre la devozione alla Madonna del colle, però di volta in volta la ricercatrice porta sotto i riflettori altri personaggi, valorizzandone l’opera. Antioco Brondo è il «religioso  di un livello culturale superiore alla media, dotato di intraprendenza, spirito di iniziativa e grande energia nella gestione  del convento e nella valorizzazione del santuario». Suo «gemello», a distanza di tre secoli, Padre Francesco Sulis: «La personalità  di questo religioso si accosta singolarmente a quella del suo confratello». Entrambi non solamente grandi uomini di cultura, ma anche impareggiabili «promoteurs» del santuario e dell’opera dei Mercedari. Altro protagonista del libro il processo informativo, «tappa iniziale fondamentale del percorso intrapreso dai Mercedari per ottenere una maggiore visibilità e prestigio dell’Ordine». La Meloni al «processo» dedica complessivamente 88 pagine: 26 per spiegarne l’articolazione (caratteri e motivi, struttura e articoli, le fasi), 62 per riportarne il testo in lingua originale. Giustamente e fortunatamente la parola fine sulla ricerca storica non può mai essere messa – la scoperta di un nuovo documento può sempre far ripartire dalle fondamenta l’indagine più completa - ma l’autrice ha fatto tutto quel che era possibile (consultate oltre 370 opere di più di 200 autori) per certificare alla fine del 2011 i risultati degli studi sul santuario della Madonna di Bonaria.

Mario Girau