Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Cos’è Voce Serafica?
Voce Serafica della Sardegna è la rivista mensile dei Cappuccini della Sardegna, fondata nel 1921 da Padre Ignazio Rossi da Carrara. La rivista è nata soprattutto per divulgare le attività e le opere apostoliche della Famiglia Cappuccina sarda; fin dall’inizio è stata, ed è ancora, anche uno strumento per diffondere la devozione verso Sant’Ignazio da Laconi e degli altri confratelli che si sono “distinti” in maniera esemplare per la loro vita. Il “bollettino” (così era chiamata la rivista fino a non molti anni fa) era indirizzato in maniera particolare agli appartenenti alla famiglia francescana. La pubblicazione, intesa come strumento di evangelizzazione, ebbe subito un successo enorme, se si pensa che un mese dopo la sua nascita contava già 1.300 abbonati. La rivista, aperta alla collaborazione dei laici e dei religiosi, ha curato alcune rubriche molto interessanti sulla religiosità, l’arte sacra e la storia dell’Isola.

L’intento principale è comunque quello di promuovere nei lettori la maturazione della fede e l’insegnamento evangelico, secondo l'esempio di San Francesco d’Assisi.

I primi numeri, stampati in b/n erano formati da 10 pagine; nel numero di novembre 1948 appare la prima copertina a colori, dove è rappresentato Sant’Ignazio da Laconi che, di fronte ad un Crocifisso, prega la Madonna, ed ha come sfondo l’Isola. Poco tempo dopo una nuova copertina ricorda l’elevazione agli onori degli altari di sant’Ignazio nel novembre 1951; dal 1956 la copertina sarà sempre a colori.

Oggi Voce Serafica conta 44 pagine ed è stampata completamente in quadricromia. Senza tradire la sua ispirazione francescana, essa si presenta in tutta semplicità ed è il frutto della collaborazione dei laici e dei religiosi cappuccini che operano in Sardegna dal 1591. Molto diffusa nell’Isola, nel Continente e all’estero, essa conta attualmente più di 20.000 abbonati. Essa costituisce ancor oggi uno strumento insostituibile per conoscere la Sardegna e la Chiesa sarda.

Chi sono i Cappuccini?
I Cappuccini sono la famiglia più recente dell’Ordine dei Frati Minori, fondato da San Francesco d’Assisi. Essi hanno avuto origine nel 1525, grazie a due frati marchigiani (Fra Matteo da Bascio e Fra Ludovico da Fossombrone), che scelsero uno stile caratterizzato da un’intensa vita di preghiera e di povertà. La Bolla “Religionis zelus” del 1528 diede loro il riconoscimento pontificio. La nuova riforma ebbe subito grande diffusione prima in Italia e poi in tutta Europa.

L’Ordine conta attualmente circa 11 mila frati ed è presente in 101 paesi del mondo.
Semplicità, vicinanza al popolo, spirito di fraternità caratterizzano da sempre l’identità dei Cappuccini. Il Manzoni li ha immortalati attraverso alcuni protagonisti de “I Promessi Sposi” (si pensi a P. Cristoforo, Fra Fazio, Fra Galdino, ecc.).

Strettamente legate alla loro storia e alla loro identità sono anche le attività dei Cappuccini, che sono prevalentemente caritative (aiuto materiale a quanti bussano alla porta dei conventi) e spirituali (predicazione, catechesi, amministrazione dei sacramenti, in particolare il sacramento della Riconciliazione). La loro vicinanza agli ultimi li ha resi popolari un po’ ovunque, soprattutto in Italia.

I Cappuccini in Sardegna
Il primo convento fondato dai Cappuccini fuori della penisola italiana è quello di Bastia (1540). Solo 51 anni dopo, nel 1591, un gruppo di frati, guidato da P. Zeffirino da Bergamo, metteva piede nell’Isola, fondando i primi conventi a Cagliari e a Sassari (1591). Seguiranno negli anni successivi altre fondazioni: Alghero (tra il 1591 e il 1608), Ozieri (1592), Iglesias (1593), Sanluri (1608), Oristano (1608), Bosa (1608), Nulvi (1608), Cuglieri (1613), Bolotana (1613), Barumini (1613), Sorso (1633), Quartu (1633), Villasor (1633). Altri conventi saranno fondati successivamente (Masullas, Plaghe, Bitti, Nurri, S. Benedetto a Cagliari).

Alcune date da ricordare: il 1608, che segna la Costituzione della Provincia di Sardegna; il 1697, che ricorda la divisione della stessa nelle due nuove province di Cagliari e di Sassari (Provincia Calaritana e Provincia Turritana); il 1866, anno della soppressione degli ordini religiosi in Italia, e quindi anche dei Cappuccini in Sardegna.

Dopo alcuni decenni di dispersione, seguiranno gli anni della ripresa, con un lento e graduale recupero di alcuni degli antichi conventi.

Nel 1946 nasce il Commissariato, prima Generale e poi Provinciale, dei Cappuccini di Sardegna.

Nel 1972 il Commissariato diventa “Provincia”, ottenendo finalmente la tanto a lungo sospirata autonomia. È l’inizio di una nuova storia.

I Cappuccini a Cagliari
I Cappuccini, quando giunsero a Cagliari nel 1591, ottennero di poter edificare il loro convento sul colle di Buoncammino, allora del tutto isolato rispetto alla città. La chiesa fu dedicata, come tante altre dell'Ordine, a S.Antonio di Padova.

L'architettura, semplice nelle strutture e umile nelle dimensioni e nello stile, riflette il modello cappuccino, canonizzato anche ufficialmente dalle prime Costituzioni dell'Ordine.

Prima della costruzione del piccolo santuario attuale (1950), la chiesa aveva solo le cappelle sul lato destro; sul lato sinistro la parete era liscia e non dava accesso ad altri ambienti. L'interno era ed è tuttora caratterizzato da semplicità ed essenzialità, conformemente alla spiritualità e alla tradizione dei Cappuccini.

Rare le opere dotate di valore artistico: solo qualche pala d'altare del Sei o Settecento e alcuni paliotti marmorei del XVIII secolo. Ma i veri tesori della chiesa sono i resti mortali dei tre «Santi», che in epoche storiche diverse illustrarono il convento con la loro vita: Sant'Ignazio da Laconi, la cui santità è stata riconosciuta dalla Chiesa nel 1951; Fra Nicolò da S.Vero Milis, che per S.Ignazio fu modello e riferimento; e il B. Nicola da Gesturi, ancora vivo nella memoria di quanti lo hanno conosciuto. Tutt'e tre furono umili questuanti: più che chiedere, seppero «dare» ai bisognosi consiglio, sollievo e intercessione. Della storia della città essi furono grandi e indimenticati protagonisti; ora la gente in gran numero li invoca come intercessori.

L'antico convento, sorto insieme alla chiesa, oggi non è più dei frati, ai quali fu sottratto dalle leggi soppressive del 1866, e ospitava (fino al 2004) il ricovero «Vittorio Emanuele II». Solo sul finire del secolo scorso, nel 1905, i Religiosi riuscirono ad acquistare un terreno, nello stesso sito ma nel lato opposto della chiesa, sul quale edificarono l'attuale convento.

La facciata della chiesa, più volte rimaneggiata, è di epoca recente. Sul piazzale prospiciente si può osservare un piccolo monumento in bronzo di Franco D'Aspro, dedicato al Santo di Laconi.